Voci dal Terzo settore
Fondazione Buon Lavoro: quando l’impresa diventa bene comune
A cura di Lorenzo Roberto Quaglia
Cosa succede quando un imprenditore decide che il proprio impegno non finisce con il pensionamento? Nasce una Fondazione che rimette al centro il valore del lavoro, della persona e dell’impresa come motore di bene comune.
È così che nel novembre 2018 Michele Alessi, dopo 44 anni nell’azienda di famiglia, insieme a Pupi Alessi ha dato vita a Fondazione Buon Lavoro. Una scelta che non nasce da un’operazione di immagine, ma da un senso di responsabilità molto concreto: non lasciare che la propria uscita coincidesse con un momento di difficoltà per lavoratori e collaboratori.
“Non consideravo esaurite né la mia responsabilità sociale né le mie energie.”
Da qui prende forma un progetto culturale e operativo che oggi rappresenta un punto di riferimento nel dibattito sulla relazione tra impresa e società.
Superare il falso conflitto tra impresa e società
Alla base della Fondazione c’è una convinzione chiara: l’impresa non è nemica della società.
Quando funziona bene, è uno dei suoi pilastri.
L’esperienza imprenditoriale di Alessi ha consolidato un’idea semplice ma potente: un’azienda regge davvero solo quando tiene insieme tre dimensioni inseparabili:
- Lavoro (le persone e le loro competenze)
- Prodotto (la qualità di ciò che si realizza)
- Profitto (la sostenibilità economica)
Se uno di questi elementi viene assolutizzato o trascurato, l’equilibrio si rompe. Se invece dialogano tra loro, l’impresa diventa un sistema capace di generare valore diffuso.
È questa la radice culturale della Fondazione: accompagnare una transizione verso un’economia davvero al servizio delle persone.
Dalla teoria alla pratica: educare i giovani alla “buona impresa”
Fondazione Buon Lavoro non si limita alla riflessione teorica. Interviene concretamente nei territori e nelle scuole. Nel progetto “Che Impresa Ragazzi!”, percorso PCTO promosso da FEduF (Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio), la Fondazione ha curato la parte dedicata all’educazione all’impresa e al project work.
Nell’anno scolastico 2023-2024:
- 1.632 studenti coinvolti
- 205 classi
- 96 scuole secondarie in tutta Italia
Le ragazze e i ragazzi hanno creato vere e proprie mini-imprese fondate sui tre pilastri Lavoro – Prodotto – Profitto, arrivando a elaborare “decaloghi del buon lavoro”: elenchi di valori che desiderano trovare – e portare – nelle aziende di domani.
Un segnale forte: le nuove generazioni non chiedono solo occupazione, ma senso, coerenza, responsabilità.
La collaborazione con Junior Achievement Italia rafforza questo impegno educativo, puntando su una formazione imprenditoriale che non separa competenza tecnica e dimensione etica.
Il sostegno al territorio: lavoro e prossimità
Durante la crisi Covid, la Fondazione ha attivato il progetto ViCinO nel Verbano-Cusio-Ossola, offrendo:
- consulenza gratuita a piccole imprese (140 realtà hanno risposto a una survey di interesse)
- un concorso per nuove iniziative imprenditoriali
- co-finanziamento di corsi per Operatori Socio Sanitari
Risultato: 75 nuovi OSS diplomati e subito occupati.
Un intervento che non si è limitato all’assistenza, ma ha generato occupazione e rafforzato il tessuto economico locale.
Successivamente, con il progetto “Articolo +1”, realizzato insieme a Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione Comunitaria del VCO, sono state prese in carico 164 persone under 35, con:
- 50 contratti di lavoro
- 59 tirocini attivati
Ma il risultato forse più importante è stato un altro: la nascita di una rete territoriale stabile tra enti che prima operavano separatamente.
Il Manifesto della Buona Impresa: una proposta culturale per gli imprenditori
Il cuore più ambizioso del lavoro della Fondazione è il Manifesto della Buona Impresa.
Non si tratta di una certificazione né di un nuovo modello burocratico. È una presa di posizione culturale.
Il Manifesto afferma che:
- Lo scopo dell’impresa è una prosperità duratura che non sia a scapito di altri.
- Il profitto è indispensabile, ma non è il fine ultimo.
- Le persone non sono mai solo un mezzo, ma sempre anche un fine.
- L’impresa ha un ruolo sociale proprio: creare beneficio comune attraverso la sua attività caratteristica.
“Un’impresa, o è buona per tutti, o non è Buona.”
Il documento si rivolge a quegli imprenditori che:
- non credono che il profitto sia l’unico scopo
- rifiutano lo stereotipo dell’impresa come nemica della società
- non si riconoscono in soluzioni ideologiche che sacrificano la funzionalità economica
A gennaio 2026 il Manifesto è già stato sottoscritto da 135 imprenditori, dando vita a una rete impegnata nella diffusione di questo paradigma.
Una transizione culturale possibile
Fondazione Buon Lavoro dimostra che parlare di etica d’impresa non significa indebolire il mercato.
Significa rafforzarlo. In un tempo segnato da sfiducia e polarizzazioni, questa esperienza propone una strada diversa: l’impresa come spazio di crescita condivisa, luogo di dignità, generazione di valore economico e sociale insieme. La sfida non è solo migliorare le aziende, ma cambiare lo sguardo con cui le osserviamo. E forse, come suggerisce Michele Alessi, una fondazione come questa avrà davvero compiuto la propria missione quando avrà prodotto “qualche buon effetto anche per gli altri”.

