Voci dal Terzo settore
Dal 1979, accanto a chi non può aspettare
A cura di Lorenzo Roberto Quaglia
L’Associazione CAF accoglie a Milano bambini e ragazzi allontanati da famiglie in crisi. Lo fa costruendo attorno a ciascuno un percorso di cura e di futuro, senza mai trattare una storia difficile come un caso da risolvere.
C’è una parola che nel lavoro di cura con i minori rischia di perdere consistenza a forza di essere usata: “accoglienza”. L’Associazione CAF – Centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia in crisi – la usa da quarantasei anni, e nel modo più concreto possibile: tenendo aperte le porte di comunità residenziali a Milano per bambini dai tre ai dodici anni che il Tribunale per i Minorenni ha allontanato da contesti familiari segnati da violenza, trascuratezza o abuso.
L’associazione nasce nel 1979, per volontà di Ida Borletti, in accordo con il Tribunale per i Minorenni e con i Servizi Sociali del Comune di Milano. Non come risposta a un’emergenza, ma come tentativo di dare forma stabile a qualcosa che allora mancava: uno spazio pensato per i bambini che avevano subito le conseguenze più gravi della fragilità adulta, che avessero bisogno non solo di protezione ma di cura, nel senso più pieno del termine.
Un ambiente, non una struttura
Le comunità residenziali dell’Associazione CAF si trovano a sud di Milano. Sono pensate per bambini che arrivano spesso con storie già pesanti alle spalle: anni di instabilità, di paura, di relazioni che non hanno funzionato come avrebbero dovuto. L’obiettivo non è riempire quel vuoto in fretta, ma costruire intorno a ciascun bambino un ambiente stabile – fatto di ritmi, di relazioni, di attenzione ai bisogni specifici – che permetta di interrompere ciò che l’associazione chiama “la trasmissione intergenerazionale del maltrattamento”.
Il lavoro educativo e psicologico integra più competenze: non esiste una risposta standard, perché ogni bambino porta con sé ferite, risorse e tempi diversi. Il percorso può portare al rientro in famiglia, all’affido, all’adozione, o al passaggio verso le comunità per adolescenti che l’Associazione CAF gestisce per i ragazzi più grandi. Per i neomaggiorenni ci sono anche due alloggi per l’autonomia, pensati per accompagnare la transizione verso la vita adulta senza lasciare soli chi, per anni, è stato preso in carico.
Lavorare con le famiglie, non solo per i bambini
Una delle scelte più significative nell’approccio dell’Associazione CAF è che il lavoro non si ferma al minore accolto. L’associazione accompagna anche le famiglie d’origine: professionisti specializzati le affiancano nel tentativo di comprendere le ragioni dell’allontanamento, di affrontare le difficoltà che lo hanno prodotto, di recuperare o rafforzare le funzioni genitoriali compromesse. Non è un percorso scontato né sempre possibile, ma è parte integrante della visione dell’Associazione CAF: la crisi familiare non è una condanna definitiva, e ogni passo verso una maggiore consapevolezza può avere effetti reali sulla vita dei bambini.

