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Le Fondazioni e la cura dell’altro: spunti per un welfare che cambia
Lo scorso 1° dicembre, presso il Centro Culturale di Milano, ARGIS – Associazione di Ricerca per la Governance dell’Impresa Sociale – ha promosso la tavola rotonda “Le Fondazioni e la cura dell’altro: tra filantropia, innovazione e territorio”, primo appuntamento di un ciclo di incontri dedicati al ruolo delle Fondazioni nel welfare contemporaneo.
L’evento ha visto la partecipazione di rappresentanti di Fondazioni attive in ambiti differenti ma accomunate da un forte orientamento alla centralità della persona: Fondazione Don Carlo Gnocchi, Fondazione Progetto Itaca, Fondazione Easy Care, Fondazione Serena – Centri Clinici NeMO.
Accanto a loro, le voci interne di ARGIS hanno contribuito a costruire una cornice di lettura capace di tenere insieme dimensione sociale, organizzativa e culturale.
Cura come risposta al bisogno
Dagli interventi è emersa una definizione condivisa di “cura” come capacità di leggere bisogni complessi e trasformarli in risposte strutturate, sostenibili e umane. Non solo cura sanitaria: la cura è un fattore di relazione che coinvolge la persona, i suoi famigliari, i volontari e i dipendenti dell’organizzazione. Per generare un impatto sociale, specie nell’era dell’intelligenza artificiale, sarà necessario dunque investire su quelle organizzazioni che sanno coniugare competenze e professionalità ad un’attenzione verso una umanizzazione del servizio.
Fondazioni e governance
È stato più volte sottolineato come le Fondazioni siano oggi chiamate a svolgere un ruolo che va oltre l’operatività: strumenti di governance territoriale, capaci di costruire reti tra pubblico, privato e comunità, assumendosi responsabilità di lungo periodo. Le Fondazioni costituiscono uno strumento che consente ad enti del terzo settore di accrescere le capacità di risposta ad un bisogno e di ampliare il relativo contesto territoriale d’intervento.
Competenze, organizzazione e comunicazione
Un altro tema centrale è che rischiamo talvolta di dimenticare che le Fondazioni non sono realtà terze a sfide molto concrete: la sostenibilità economica, la chiusura dei bilanci, le difficoltà nel co-progettare servizi o collaborare con il pubblico e il privato for profit: c’è quindi bisogno di un equilibrio tra ideali ed esigenze molto concrete. La necessità emersa nel corso dell’incontro è quella di investire sulla formazione delle “professioni di cura”, sul rafforzamento delle strutture organizzative e su una comunicazione più consapevole del valore sociale prodotto dal Terzo Settore. Senza persone formate, organizzazioni solide e narrazioni adeguate, il valore e l’importanza di dette professioni, specie tra i giovani, continueranno a venir sempre meno percepiti e considerati.
Sussidiarietà e futuro
In chiusura, il confronto ha ribadito il valore della sussidiarietà come risposta concreta all’arretramento dello Stato su alcuni bisogni fondamentali. Una sussidiarietà che non è supplenza, ma collaborazione strutturata nella logica del bene comune, e che chiama le Fondazioni a un ruolo sempre più consapevole e proattivo nella risposta ai bisogni
A fronte di un sistema di welfare in cui il ruolo dello Stato appare progressivamente ridursi rispetto alla complessità dei bisogni socio-sanitari emergenti, l’auspicio è che occasioni di confronto come questa permettano di comprendere sempre meglio il contributo e le modalità di intervento delle Fondazioni, attori destinati ad assumere un ruolo sempre più rilevante nel sostenere le comunità. Da questa consapevolezza ci si augura che il legislatore possa trovare soluzioni per agevolare sempre di più il loro operato, ma anche che possano nascere collaborazioni con altri attori del territorio (enti del Terzo Settore, imprese ed enti pubblici) per rispondere più efficacemente e in maniera più completa ai bisogni emergenti.

